RAI TgR racconta l’inaugurazione della “casetta rossa” nel carcere di Bollate

Al convegno “Tracce di Libertà”, tenutosi presso la seconda Casa di Reclusione di Milano-Bollate il 22 ottobre 2018, era presente anche una troupe del telegiornale RAI della Lombardia, per raccontare l’inaugurazione e il significato profondo della nostra “casetta rossa”.
Andrea Di Franco e altri protagonisti del convegno parlano dell’importanza della progettazione degli spazi di relazione delle carceri come strumento per offrire nuove opportunità a chi abita quotidianamente la dimensione penitenziaria.

TRACCE DI LIBERTÀ: CONVEGNO E INAUGURAZIONE DELLA “CASETTA ROSSA” – Bollate 22.10.2018

Lunedì 22 Ottobre 2018, presso la II Casa di Reclusione di Milano – Bollate, si terrà il convegno che conclude (idealmente) e rilancia per il futuro la nostra attività di ricerca. Sarà anche l’occasione per inaugurare la “Casetta rossa”, progettata e realizzata con e per tutte le persone che quotidianamente “abitano” il carcere di Bollate. Un passo concreto verso una nuova e migliore dimensione relazionale entro gli spazi della detenzione. Attraverso il seguente link è possibile consultare il  programma del convegno.

locandina Tracce Libertà_Pagina_1

foto casetta porta

 

 

Concretizzare la ricerca: una “Traccia di Libertà” sul CORRIERE DELLA SERA

casetta rossa

Il CORRIERE DELLA SERA di oggi, 8 agosto 2018, dedica un bell’articolo alla nostra “Traccia di libertà” realizzata nel carcere di Bollate (II Casa di Reclusione di Milano) e alla ormai imminente conclusione dei lavori: “La casetta rossa di Bollate. Un’oasi per i figli dei detenuti“.
«I sogni? Si avverano. Come certifica la seconda puntata della storia raccontata su queste stesse pagine lo scorso gennaio […] Si chiama «Traccia di libertà» ed è il risultato delle idee sviluppate insieme – studenti, docenti, detenuti e polizia penitenziaria – durante gli incontri mensili tenuti dentro la casa circondariale di Bollate e all’interno del Politecnico dove lo scorso maggio un gruppo di detenuti, in permesso speciale accordato dal direttore Massimo Parisi, ha ricambiato la visita degli studenti […]».

Concretizzare la ricerca: una “Traccia di Libertà”, work in progress.

Presso il carcere di Bollate (II Casa di Reclusione di Milano), è iniziata la costruzione della “casetta rossa”: così ci piace affettuosamente chiamare il progetto a suo tempo prodotto nell’ambito del workshop “Tracce di Libertà”, organizzato all’interno dell’istituto di pena.
Riuscire ad agire concretamente, contribuendo a trasformare gli spazi di relazione del carcere, era uno degli obiettivi fondamentali della nostra ricerca. Per questo motivo, siamo contenti e orgogliosi di poter documentare le fasi di avvio dei lavori di costruzione, che si fondano anche sulla partecipazione attiva delle persone che quotidianamente abitano Bollate: i futuri utenti della nostra, ma soprattutto loro, “casetta rossa”.

Una concreta “Traccia di Libertà” per Bollate

jpeg-traccia-di-libertc3a0.jpgIl risultato più rilevante, tra i tanti esiti significativi del workshop di progettazione “Tracce di Libertà” svolto presso il carcere di Bollate (II Casa di Reclusione di Milano), è la concreta possibilità di realizzare, entro il perimetro dell’istituto detentivo, uno dei progetti proposti dagli studenti: la “Traccia di Libertà” che è sembrata essere più fertile entro un novero di progetti comunque molto interessanti e meritevoli.

Di seguito, pubblichiamo i link utili a consultare il progetto sopra menzionato e una sintesi, comprensiva di rassegna stampa, degli esiti del workshop.

La “Traccia di Libertà” per Bollate

Sintesi degli esiti del workshop “Tracce di Libertà” (e rassegna stampa)

SEMINARIO intermedio, 01 febbraio 2018

Giovedì 01 febbraio, presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, si è tenuto il seminario intermedio della nostra ricerca.

Pubblichiamo la locandina dell’evento e i link utili a consultare la presentazione introduttiva, tenuta dal Prof. Andrea Di Franco, e il Report (sintetico) sulle attività di ricerca svolte, distribuito ai relatori invitati al seminario.

 Locandina 180201 completa

Presentazione introduttiva – seminario 01 febbraio 2018

Report sintetico – seminario 01 febbraio 2018

 

 

 

 

“Una Traccia di Libertà”: intervista di Andrea Di Franco a Radio Popolare

Intervistato da Radio Popolare, Andrea Di Franco parla del workshop di progettazione “Tracce di Libertà” svolto presso il carcere di Bollate (Seconda Casa di Reclusione di Milano), dal 23.10.2017 al 23.01.2018, con 65 studenti del “Laboratorio di Progettazione Architettonica 1” del Politecnico di Milano – Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni. locandina-lab-adf-23_01_2018.jpg

Sul metodo

1. Ricerca

Il metodo di lavoro definisce il proprio percorso secondo tre passaggi:
A. Ricerca: è la fase di analisi critica dello stato delle cose; si svolge lungo un percorso orientato al progetto di modificazione ed è l’oggetto di questa prima descrizione.
B. Azione: la seconda parte del lavoro, strettamente intersecata con la prima, prevede la relazione diretta tra il gruppo di ricerca e l’ambito carcerario oggetto dello studio (Opera), nei modi della riflessione sui temi sollevati dalla ricerca stessa.
C. Progetto: si costituirà di due momenti sinergici. Il primo condotto attraverso un laboratorio di progettazione applicato al caso studio; il secondo è agito direttamente dal gruppo di ricerca ed è volto sia a delineare un sistema di regole e di linee guida per la progettazione, sia a definire un progetto pilota applicato al caso specifico di Opera.

La fase di ricerca (A) esplora l’universo carcerario in modo parziale ed orientato, secondo alcune “chiavi” di accesso che limitino le sue infinite diramazioni verso un possibile progetto di modificazione architettonica degli spazi comuni.
L’esito della fase di analisi sarà un atlante di buone pratiche che, a partire dalle criticità in essere, intende definire il ruolo civile del carcere: i possibili luoghi di relazione codificati o spontanei, le pratiche attivate dentro e fuori le mura, le politiche a sostegno del ruolo responsabilizzante degli istituti detentivi.

A1- FORMA: Il contesto dell’eterotopia  (Casi milanesi)
La prima chiave di accesso riguarda il campo della forma del carcere e della forma della città.
Lo sguardo indaga le strutture relazionali dentro e fuori dalle mura del carcere e si sostanzia attraverso una mappatura dei luoghi e degli spazi di relazione nelle carceri e loro spazi di contatto con la città.
L’analisi del rapporto tra carcere e città avviene rispetto a tre categorie dispositive: carcere interno, carcere periferico, carcere esterno alla città, nel contesto milanese (San Vittore, Bollate, Opera).
Il corpo del carcere è letto come sistema di spazi: collettivi, individuali e connettivi. L’analisi della struttura dei luoghi comuni interni al recinto verte alla scomposizione del corpo edilizio in elementi distinti e riconoscibili, suscettibili di ricomposizione in forme nuove nella fase successiva di progetto.
L’analisi del corpo urbano e territoriale attivata dalla presenza dal carcere definisce i caratteri morfologici, tipologici, infrastrutturali e di servizio che, nelle diverse zone, compongono il sistema circostante.
Oltre a milano viene operata una mappatura sintetica dei pochi casi italiani significativi rispetto all’istanza relazionale.
Il materiale grafico di mappatura si completa di schede specifiche dei casi trattati composte sulla base dei dati raccolti al Ministero della Giustizia e attraverso i municipi delle zone di appartenenza.

A2- ABITANTI: Quale detenzione per quali persone  (Casi milanesi)
Il secondo sguardo è ricolto alle persone. Lo spazio del carcere è generico: tipologie di individui e permanenze molto diverse condividono gli stessi luoghi. La possibilità di costruire una relazione tra uomo e luogo si determina solo in senso negativo, conducendo le persone all’isolamento dallo spazio, alla perdita del senso del tempo e al rifiuto delle altre persone. Anche la possibilità di attivare e ospitare programmi per attività specifiche con persone o gruppi di persone si scontra con la eterogeneità dei soggetti e della loro individuale prospettiva temporale.
La conoscenza diretta e ravvicinata delle persone, degli abitanti dei diversi istituti e dei diversi settori che li compongono, risulta essere fondamentale per comprendere che tipo di possibilità di condivisione dei luoghi ci possano essere per chi è sottoposto alle diverse dinamiche legate alla vita in carcere.
Questo preliminare esame della dimensione qualitativa si sostanzia in: chi sono le persone che frequentano il carcere; quale pena devono scontare; per quali orizzonti temporali si devono conformare – attrezzare i diversi spazi per le diverse persone e le diverse attività svolte. Il passaggio successivo, per cui questo materiale analitico risulta necessario sarà comprendere se, dove  e come sia possibile realizzare “luoghi comuni” in grado di poter essere strumento di condivisione e di relazione tra persone e gruppi eterogenei; oltre che capire quali debbano essere i gradi di flessibilità dei dispositivi di limitazione degli spazi per giungere gradualmente o occasionalmente alla loro integrazione temporanea.

A3- NORME: 1970 / 2010: la sparizione del carcere  (contesto di studio nazionale)
La terza chiave di accesso è quella del piano delle norme e delle regole.
La composizione selettiva e sintetica del quadro normativo che regola la vita delle carceri tenta di rintracciare quegli aspetti che hanno avuto in passato delle ricadute sulla configurazione spaziale delle diverse strutture. Inoltre questo ambito della ricerca indaga i principali indirizzi del dibattito intorno al rapporto tra diritto e pena per capire quali passaggi abbiano condotto alla situazione attuale e quali possibilità possono essere esplorate nei termini di una vita maggiormente attiva e responsabilizzante delle persone detenute. (Cfr.: ambientediritto.it – La Riforma Dell’ordinamento Penitenziario, Arianna Zeppi)
Interessa circostanziare il processo che ha determinato il rapporto tra norma e spazio carcerario a partire dalla affermazione della coscienza interna e la conseguente sua diffusione esterna negli anni ’70, sancita dai principi espressi dalla Riforma dell’Ordinamento penitenziario del 1975, passando poi attraverso la prima chiusura delle leggi anti-terrorismo, sino all’ulteriore chiusura delle leggi anti-mafia.
Questi passaggi vengono visualizzati per mezzo della schematizzazione, in particolare degli spazi comuni, di tre esperienze italiane di sperimentazione nel campo dell’edilizia carceraria che, in quegli anni, hanno tentato di immaginare un diverso ruolo dell’istituzione della pena secondo i dettami costituzionali indirizzati ad affermare la priorità del reinserimento sociale: Regina Coeli, Carcere di Nuoro, Giardino degli Incontri nel carcere di Sollicciano di, rispettivamente, Lenci, Ridolfi, Michelucci.
(cfr.: Stefano Anastasia, “La forma della pena: alternative nelle politiche penitenziarie”; Alessandro Margara, “Il sovraffollamento negli istituti penitenziari”, entrambi in: Anastasia S., Corleone F., Zevi L., “Il corpo e lo spazio della pena, Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie”, Ediesse, 2011)

A4- POLITICHE: Il carcere come risorsa del territorio  (contesto italiano schematico, milanese approfondito)
Il quarto passaggio analizza le politiche e le relative pratiche condotte nel senso del recupero, della risocializzazione e della responsabilizzazione delle persone detenute.
La redazione di una analisi e di una serie di mappature di progetti e politiche inerenti gli spazi di relazione, sia nei confronti dello spazio esterno e delle strutture della città, sia all’interno delle mura carcerarie, intende esplorare il processo che dovrebbe condurre il luogo carcere da ambito “rimosso”, indicatore o esito della marginalità dei luoghi in cui è collocato, al carcere come opportunità di progresso dei luoghi e delle pratiche urbane e territoriali. Questo sguardo indaga, da un lato, la struttura detentiva come occasione di riflessione e progetto per la dotazione di senso e di forma degli spazi pubblici e di relazione circostanti e come possibile attivatore (oltre che come referente) di servizi nei confronti della società che lo accoglie; dall’altro, internamente al recinto, si compone un regesto di leggi, studi, convegni, eventi relativi ad azioni sperimentali ed innovative tendenti a istituire il ruolo “responsabilizzante” della riabilitazione.
Le pratiche rilevate da questa parte della ricerca e l’analisi delle modalità con cui esse si svolgono permetteranno di avere un piano di riferimento sul quale impostare un pensiero critico rispetto all’adeguatezza dei luoghi e alle loro eventuali criticità e possibilità modificative.

A5- RIFERIMENTI: La responsabilità progettuale (riferimenti internazionali e nazionali)
Il quinto campo di indagine seleziona il quadro dei riferimenti che il pensiero del progetto compone per confrontarsi con un piano di sperimentazione coerente con gli assunti della ricerca.
Questa sezione del lavoro analitico studia i casi studio internazionali e nazionali che definiscono un orizzonte di buone pratiche nella concretizzazione di attività relazionali all’esterno e all’interno del carcere. L’analisi e la mappatura dei casi esemplari su scala internazionale viene codificata secondo il metodo di scomposizione per elementi spaziali coerente con le letture formali fatte dei casi studio milanesi, in modo da fornire chiaro materiale di confronto e di riflessione rispetto agli obiettivi di definizione dei nuovi spazi relazionali di questo lavoro.

2. Analisi e Progetto: una relazione da costruire.

Particolare vs generale
Esiste una contraddizione tra campo di applicazione specifico (il carcere milanese che sarà oggetto del “progetto pilota”) e lo strumento delle linee guide che si configura come un principio d’ordine di carattere generale?
Questa dicotomia (particolare – generale) dovrebbe essere superata dal metodo conoscitivo (impostato nella fase A di Ricerca/Analisi) che si pone quale strumento operativo conducendo il materiale osservato a materia di progetto: cioè traducendo la realtà analizzata in un vocabolario e in una sequenza di regole grammaticali e logiche (abaco e linee guida) disponibili ad una loro ricomposizione in termini particolari e in ambiti specifici.
Scomposizione
Questo avverrebbe attraverso l’azione di “scomposizione” (astrazione) delle realtà complesse analizzate (architetture/spazi/pratiche/politiche ) in componenti/materiali  elementari.
Questa operazione di scomposizione dovrebbe investire tutti i momenti della fase A e dare luogo, oltre che alla raccolta di casi, ad una sua tassonomia (catalogazione logica) e dunque ad una sua traduzione in termini schematici/diagrammatici, che espongano la logica strutturante.
La catalogazione seguente è riferita al caso studio della Casa Circondariale di San Vittore a Milano; gli elementi architettonici e le specie di spazi di minore o maggiore complessità individuati sono tratti dalla situazione specifica di quella struttura ma allo stesso tempo costituiscono una griglia (parziale) per la catalogazione degli elementi architettonici e le specie di spazi degli altri casi studio.

tabella articolo SUL METODORicomposizione
Il materiale diagrammatico (astratto) ottenuto, diverrebbe il materiale che estende la griglia operativa del “progetto aperto” (del progetto generale), e che diviene operante nel momento della sua ricomposizione, da parte nostra, a titolo esemplificativo, entro un caso applicativo specifico (ad es. Opera), in termini di modificazione dell’esistente (progetto particolare).
In tal modo il livello astratto-generale (analisi, scomposizione e schematizzazione) e quello concreto-specifico (formalizzazione) diverrebbero due fasi del progetto strettamente connesse e consequenziali, reiterabili per eventuali affinamenti successivi.
Le catalogazioni e le relative schematizzazioni definite nel passaggio precedente dovrebbero fornire il materiale per una nuova disposizione logica degli stessi elementi a ricomporre nuovi assetti architettonici e spaziali.
Schematizzazione
Da ciò emerge la necessità di tradurre i materiali espressi nelle diverse fasi analitiche (A1, A2, A3, A4, A5 – relativi ad architetture ed esperienze-) in un grado di schematizzazione per “elementi” tale da renderli operabili nella fase di progetto. La traduzione grafica degli elenchi di spazi e materiali architettonici ha il ruolo di superare il rischio di atomizzazione del campo analizzato e scomposto, affiancando la visione dell’insieme architettonico che mette a sistema i diversi pezzi.
È evidente che risulta relativamente semplice immaginare questa operazione per il materiale complesso dell’architettura (riferimenti italiani e stranieri e casi studio milanesi): si tratta in sostanza di tradurli in diagrammi che mettano a fuoco i diversi “tipi” di spazi, cioè i diversi materiali architettonici di cui si compongono i fenomeni architettonici, sia internamente che esternamente al recinto. Meno intuitiva la griglia che schematizza pratiche e politiche: si comporrà prevalentemente di parole-azioni chiave cui potrebbero affiancarsi, per i diversi casi analizzati, i luoghi “delle relazioni” e le connessioni tra di essi.
Diverse categorie
A partire da questo abaco di elementi architettonici (che farebbe in tal modo da guida) è possibile ordinare per categorie sia gli aspetti normativi (divisi in base ai tipi di spazi e ai diversi elementi su cui si applicano), sia gli aspetti relativi alle diverse esperienze spaziali, pratiche, agli usi che trovano corrispondenza con il materiale architettonico.
Da questa impostazione risulta che gli schemi architettonici, la sintesi normativa, la struttura delle pratiche e delle politiche sono fenomeni strettamente connessi e reciprocamente incidenti rispetto al modo di rappresentazione (e dunque di successiva progettazione).

[A.D.F.]